Riposizionare un brand: quando identità e percezione non coincidono
Un brand non ha bisogno di essere rifatto perché è vecchio. Ha bisogno di essere ripensato quando ciò che l’azienda è diventata non coincide più con ciò che clienti, mercato e persone capiscono dall’esterno.
Il primo lavoro è capire cosa non torna
Prima di disegnare un nuovo segno verifichiamo dove nasce la distanza: posizionamento, architettura dell’offerta, naming, tono di voce, identità visiva oppure applicazioni incoerenti. A volte serve un rebranding completo; altre volte basta rendere più chiaro un sistema già valido.
Cosa guardiamo
- come l’azienda si descrive e come viene descritta dai clienti;
- quali differenze sono reali e quali sono soltanto claim;
- coerenza tra identità, prezzo, prodotto, sito e materiali commerciali;
- architettura di brand e gamme quando convivono più linee o mercati;
- capacità del sistema visivo di funzionare nel lavoro quotidiano.
Il risultato non è un logo isolato
Quando serve intervenire, brand identity, strategia, naming, packaging, web e contenuti vengono progettati come parti dello stesso passaggio di percezione.
Progetti in cui il problema era la percezione
Per Ital-Box il lavoro doveva aiutare l’azienda a uscire dalla logica di commodity. Per Noble Wines l’identità doveva essere riconoscibile senza sovrastare un portafoglio di produttori diversi. Per Summit il rebranding doveva continuare su shooting e sito, non fermarsi al marchio.
Stai valutando un rebranding?
Se non sai ancora quanto sia profondo l’intervento, parti dal Communication Audit o raccontaci cosa è cambiato nell’azienda.