Come si dà una voce riconoscibile a un vino prima ancora che venga assaggiato? Il rischio era quello di entrare nel linguaggio già affollato delle etichette toscane, con codici eleganti ma intercambiabili. Serviva un’identità capace di raccontare il carattere del prodotto, il luogo e una certa ironia autenticamente locale senza perdere qualità e credibilità.
E Sicché per Poggio del Moro: dare voce a un vino fuori dagli schemi
Un’etichetta fuori dagli schemi: identità, illustrazione e racconto per un vino capace di farsi ricordare.

Da dove siamo partiti.
L'approccio scelto.
Abbiamo costruito il progetto attorno a una frase che sembra già l’inizio di una conversazione: “E Sicché”. Il naming diventa tono di voce; il segno illustrato e la tipografia diventano personalità; l’etichetta smette di essere una semplice superficie informativa e si trasforma nel primo capitolo del racconto.
La direzione creativa lavora sul contrasto tra cultura del vino e spontaneità: un oggetto curato, ma vivo; contemporaneo, ma radicato in Toscana.
Cosa abbiamo fatto.
- Concept strategico e definizione del posizionamento narrativo.
- Naming e costruzione del tono di voce.
- Art direction, illustrazione e lettering.
- Progetto dell’etichetta e adattamenti esecutivi per la produzione.
- Immagini di lancio e sistema visivo per la comunicazione.
Cosa è cambiato.
Il risultato è un’identità che si riconosce in pochi istanti e che porta sulla bottiglia una storia già pronta per essere raccontata. Nome, segno e packaging lavorano insieme: non decorano il vino, gli danno una voce. Una presenza più distintiva a scaffale e un patrimonio visivo coerente da estendere alla comunicazione del brand.
Un vino che comincia a parlare prima dell’assaggio
Il progetto nasce dalla volontà di uscire dai codici prevedibili del vino toscano senza perdere autenticità. Il punto di partenza non è stato un esercizio grafico, ma la ricerca di una voce capace di rendere il prodotto immediatamente umano, memorabile e condivisibile.
Prima la personalità
Abbiamo lavorato sul carattere del vino e sulle sensazioni che doveva attivare: spontaneità, sorpresa, ironia e piacere della conversazione. Questo territorio ha guidato ogni scelta successiva.
Poi il nome
“E Sicché” usa un’espressione toscana quotidiana come apertura narrativa. È una domanda, una provocazione gentile e un invito a continuare il discorso: breve sulla bottiglia, ricca quando viene raccontata.
Infine il sistema visivo
Lettering, illustrazione, composizione e materiali di packaging traducono quella voce in un segno riconoscibile. Etichetta, retroetichetta e applicazioni non sono pezzi separati: costruiscono una piccola storia che accompagna il prodotto dal primo sguardo alla tavola.
Una selezione dal progetto








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